La Thailandia, quella vera, distante dai resort turistici e dai tour, trekking e guide organizzate per turisti mordi, sporca e fuggi, è un paese difficile da raccontare e “meno bello” di quello che comunemente si sente dire.
Molti degli aspetti che la caratterizzano suscitano emozioni ed opinioni contrastanti e poco durature, perché ogni qual volta la si guarda da una prospettiva diversa l’idea su questo paese cambia.
Per un occidentale i thailandesi sono un popolo difficile da comprendere, non si capisce mai dove finisce il loro sorriso e comincia il loro disgusto per i Farang (così sono chiamati quelli dagli occhi non a mandorla).
Sicuramente è un paese che in alcuni momenti si ama, per l’emozioni forti che restituisce, ma in altre occasioni si odia per gli assurdi usi che gli impediscono di progredire verso una civiltà più pulita, meno ammalata e soprattutto meno inquinata. Un popolo fondamentalmente molto povero che vive nelle campagne e che manda i figli nelle città in cerca di sfortuna. Dato che nell’80% dei casi questi ragazzi/e, senza aver nessun titolo di studio utile, l’unica cosa che trovano è la prostituzione. Questo paese per più di vent’anni è stato frequentato principalmente da un “turismo” che a mio parere non ha fatto altro che distruggerlo, pur immettendo nel bene e nel male del denaro. Ma siccome la legge di mercato vuole che l’offerta accontenti la domanda, specialmente in un paese così povero e non esente da approfittatori, sfruttatori e schiavisti, ecco che la soluzione più ovvia è stata quella di offrire sesso a buon mercato per tutti i gusti, schiavizzando ragazze e ragazzi (talvolta appena adolescenti o ancora bambini) che vendendo il proprio corpo riescono a mantenere se stessi e mandare soldi alle famiglie. Ma questo è un argomento noto ai più, anche se non molti sanno che la maggior parte dei frequentatori di questo mercato del sesso sono, ad oggi, i civilizzatissimi tedeschi, inglesi, giapponesi, francesi ed australiani. Ovviamente esiste anche una clientela locale, ma che è comunque una piccola minoranza e che non possedendo mediamente la stessa quantità di denaro di un Farang è meno gradita.
Dopo questa dovuta e triste parentesi sull’inimmaginabile vita che certi esseri umani sono costretti ad avere, torno al motivo che mi ha spinto in Thailandia, ovvero cercare di comprendere questo popolo nel suo aspetto culturale più profondo. Impresa ardua, dato che non basterebbe una vita, da occidentale, per farlo. Mi sono dunque concentrato su degli aspetti meno noti, ma molto importanti, della vita dei thailandesi ed ho realizzato un reportage e due servizi fotografici di prossima pubblicazione, che presto svelerò dando ogni dettaglio.
Impressioni sulla Thailandia
16 gennaio, 2012 | FAI UN INTERVENTO
Lo sguardo del bambino
8 luglio, 2011 | FAI UN INTERVENTO
John Morris, storico photo editor di LIFE, oggi novantaseienne, durante un’intervista racconta dei suoi fotografi: «Ho portato la loro attrezzatura e tenuto le luci. Li ho sostenuti quando le cose andavano male e festeggiati quando andavano bene. Li ho assunti e (di rado) licenziati. (…) Li ho accuditi quando erano feriti o ammalati. Li ho nutriti. A volte sepolti. (…) Li considero i miei bambini. Perché come i bambini guardano al mondo con curiosità e sorpresa. E per essere dove accadono le cose, sono spericolati. E spesso fanno anche capricci infantili».
Nella mia vita non ho mai letto nulla che mi abbia fatto sentire più compreso, nel bene e nel male, come in questa ultima considerazione. Mi ha commosso.
Ringrazio John Morris e tutti quei photo editor che hanno saputo capire, accogliere ed accudire quei bambini cresciuti, che spinti dalla passione, dallo stupore e dall’amore per il diverso e l’ignoto hanno contribuito a delineare e raccontare la storia del mondo in questi ultimi 150 anni, attraverso un’arte che più di ogni altra, sino ad oggi, è stata capace di guidare l’opinione pubblica sulle grandi e piccole tematiche sociali.
Noti e spesso sconosciuti testimoni “puri” o manipolatori dell’immagine, cacciatori del diverso o artisti introspettivi che ci lasciano pezzi di un mondo, diversamente invisibile ed inesistente per i posteri.
Strada verso la felicità
2 giugno, 2011 | FAI UN INTERVENTO
Le frasi che seguono sono appunti, personali momenti di riflessione, esperienze.
Bisogna cominciare ad amalgamare gli ingredienti da giovani, ritrovarsi accanto un saggio consigliere è una fortuna, viceversa non è mai troppo tardi per imparare.
Seguire sempre i propri sogni, mai il successo, il potere, il denaro. Una vita materialista non rende felici.
Perseguire uno scopo emozionante e commovente. Anche se questo farà avere una vita “modesta”, renderà spiriti liberi. Diversamente, inseguire il “successo”, la ricchezza e il “potere”, porterà solo insoddisfazione, tristezza e frustrazione.
Non basare la propria ricerca sul fatto che un determinato lavoro sia più “conveniente” di un altro, scegliere quello che appassiona. Solo così si può far respirare la propria anima.
Credere in quello che si è e che si sta facendo, non in quello che un sistema società ci impone di rappresentare.
Andare controcorrente se è necessario, seguire il fiume della propria vita. Assecondare la corrente del proprio fiume interiore, mai quella del sistema.
Vivere il mondo, non usarlo.
Essere umili. Amare e quindi rispettare la vita nelle sue varie forme.
Non approfittarsi di chi sembra più debole. Al contrario difenderlo, accoglierlo ed aiutarlo.
Condividere non accumulare.
Immedesimarsi in ogni forma di vita, anche in quella apparentemente più insignificante. Solo così si imparerà a rispettare la Vita.
Non avere fretta di giudicare, dare sempre un’altra possibilità.
Essere onesti e sinceri con se stessi e con gli altri.
Non incamminarsi mai sulla velenosa strada dell’odio e della vendetta. Non è appagante e porta solo ulteriore infelicità e dolore.
Tenere a distanza il sentimento dell’invidia. Amare quello che si è, non quello che gli altri possiedono. Essere non avere.
Imparare ad accettare che l’ignoto, la morte è un momento di passaggio della vita.
Comprendere ed accettare che non siamo tutti pronti per essere felici.
Virtual Cantieri Culturali alla Zisa
19 aprile, 2011 | FAI UN INTERVENTO

In attesa che a Palermo vi sia uno spazio libero ed aperto agli artisti, un luogo non monopolizzato da strani individui bramosi di intascare denaro pubblico… godiamoci VirtualZisa, al quale ho voluto dare un mio contributo e dal 21 Aprile al 14 Maggio 2011 sarà esposto il mio recente lavoro “Di passaggio“.
Augurandomi che un giorno, magari non lontano, la cultura e l’arte saranno finalmente sganciate dalla politica (oggi diventata sinonimo di partitica) e dall’ignorante clientelismo, che taglia le ali al libero pensiero, auguro a tutti una buona visione.
Per maggiori dettagli sul progetto Cantieri Culturali alla Zisa visitate anche: cantierizisa.it

