FROM WOOD TO CONCRETE

Photos and text ©Valerio Bellone
Year – 2015

Looking at the landscape of southern Laos it’s obvious which there is no regulation of housing construction. It ranges from the traditional wooden huts to the modern concrete villas, passing through hybrids of wood and concrete or wood and sheet metal.

From wood to concrete is a photographic work which tries to show the social and economic changes in Laos. A nation which, under the influence of neighboring China, is rapidly changing political direction, shifting the current communist one-party democracy to a mixed capitalism. Through the residential architecture you can see some signals of this political and economic process that risks to kill local cultures.

In Laos the houses are traditionally made of natural materials, such as bamboo and palm wood, and are edified as stilt houses useful to defend against flooding. This type of housing, in addition to blend into the landscape, remain cool during the hottest periods.
The concrete, material used for the construction of new homes, as well as being highly polluting, has a significant visual impact and brings benefits only to large foreign manufacturers.
The unregulated construction process, started from the arrogant international companies of concrete, obviously does not take into account the land and the buildings follow only the personal aesthetic tastes, without reflecting on aspects of climate, the negative effects on the local economy and the eco-system of the area, generating new social issues.
Traditional villages, such as those of Katu ethnicity, characterized by the construction ceremonial “hor kuan”, around which revolves the life of the community, have rapidly gives way to isolated and detached villas, built near recently new roads.
This sudden change destroys rituals and ancient ways of life honed over hundreds of years.
A form of the expected advancement is sold to unsuspecting peoples of some consequences. The new lifestyle and the lack of architectural design encourages to possession of electrical equipment unused until a few years ago. Thus, the growing demand for electricity pushes the Laotian government to realize giant dams on the Mekong, that are killing one of the main dietary sources of the country: the fishing; and that could do irreparable damage to the entire eco-system of the area and affect relations between the countries of Indochina, as shown in recent news.
The dozens of ethnic groups that live in Laos through ancient and slow rhythms of life, in touch with nature and away from technical progress, now are victims of a global economy, that given the current difficulties in the housing market in the West, presses on virgins nations, sweeping away hundreds of years of customs and traditions.

DAL LEGNO AL CEMENTO
Fotografie e testo introduttivo ©Valerio Bellone
Anno – 2015

Osservando il paesaggio meridionale del Laos si intuisce che non esiste alcuna regolamentazione in materia di costruzione abitativa. Si spazia dalle capanne tradizionali in legno, alle moderne ville in cemento, passando per ibridi di legno e cemento o legno e lamiera.

Dal legno al cemento è uno studio fotografico sull’architettura che mostra i mutamenti sociali ed economici del Laos (in questa pagina un’anteprima). Una nazione che, sotto l’influenza della confinante Cina, sta velocemente cambiando direzione politica, spostando l’attuale democrazia a partito unico, di indirizzo comunista, verso un capitalismo misto. Attraverso l’architettura abitativa si possono cogliere alcuni segnali di questo processo economico-politico che rischia di uccidere le culture locali.

Le case tradizionali laotiane vengono realizzate in materiali naturali, come il bambù ed il legno di palma, e sono edificate come palafitte utili a difendersi dalle inondazioni. Questo tipo di abitazione, oltre a confondersi nel paesaggio, rimane fresca durante i periodi più caldi e tiene conto dei ritmi della Terra.
Il cemento, materiale adoperato per la costruzione delle nuove abitazioni, oltre ad essere altamente inquinante, ha un impatto visivo notevole e porta vantaggi esclusivamente alle grosse imprese produttrici straniere.
La speculazione edilizia, innescata dalle arroganti società cementifere internazionali, ovviamente non tiene in considerazione il territorio e le costruzioni seguono esclusivamente i gusti estetici personali, senza riflettere sugli aspetti climatici, i risvolti negativi sull’economia locale, che generano nuove problematiche sociali, e l’eco-sistema della zona.
I villaggi tradizionali, come ad esempio quelli dell’etnia Katu, caratterizzati dalla costruzione cerimoniale hor kuan, attorno al quale ruotava la vita della comunità, stanno lasciando velocemente il posto a ville isolate unifamiliari, edificate vicino a strade asfaltate di recente realizzazione.
Una forma di presunto progresso viene così venduta a popoli ignari di alcune conseguenze. Il nuovo stile di vita e l’assenza di progettualità architettonica invoglia al possesso di apparecchiature elettriche inutilizzate sino a pochi anni fa. Così, la crescente richiesta energetica spinge il governo laotiano a realizzare gigantesche dighe sul Mekong che stanno uccidendo una delle principali fonti alimentari del paese: la pesca; e potrebbero arrecare un danno irreparabile all’intero eco-sistema della zona, influendo negativamente sulle relazioni tra i paesi dell’Indocina, come la cronaca recente racconta.
Le decine di gruppi etnici che popolano il Laos con ritmi di vita antichi e lenti, in sintonia con la natura e lontani dal progresso tecnico, sono così vittime di un’economia globale che, vista la recente crisi del mercato edilizio in occidente, preme sulle nazioni vergini, spazzando via centinaia di anni di abitudini e tradizioni.

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