Oltre il muro
Esiste un luogo dove un muro separa due dimensioni di vita. Questa semplice barriera architettonica non è costruita in qualche paese in stato di assedio o governato da una qualche dittatura, ma si trova a Palermo e divide la città e i pregiudizi dei suoi cittadini dal Campo Nomadi.
Nel campo in questione i bambini giocano ingenuamente, correndo tra cavi elettrici scoperti, ratti e rifiuti di ogni sorta, ignari del fatto che gli siano stati negati i servizi basilari che una società civile dovrebbe garantire.
Le baracche, costruite da chi vi abita, sono sprovviste di acqua corrente e i nomadi, in realtà stanziali, sono costretti a lavarsi con quello che raccolgono in bottiglie e piccole cisterne prive di copertura dove è facile vedere ammassarsi ratti che prosperano grazie al fatto che il sito è più simile ad una discarica che ad uno spazio adibito a luogo abitativo.
Di questa dimensione di vita, sfortunatamente tipica dei paesi del terzo mondo, gli abitanti di Palermo sembrano essere ignari e passano ogni giorno con le loro vetture accanto a quel muro oltre il quale una comunità sopravvive da anni come se nulla fosse.
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