UN PONTE TRA LE MAURITIUS E LA SICILIA

A BRIDGE BETWEEN MAURITIUS AND SICILY
Photos and text ©Valerio Bellone
Year – 2013 / 2014

This work is dedicated to Melvin Bitrayya.

Since I was a child I had an irresistible curiosity for everything that was different from me. Growing up I realized how rewarding it was the confrontation with peoples of other cultures. For this reason I am a traveler and observer even before being a photographer.
For various family reasons, in the past I happened to get in touch with the Mauritian community of my hometown, Palermo. But for a long time I had a kind of photo modesty with this community that now has about 3300 people. But like any observer that is more interested to stories that photo hunting, at a certain moment I felt that the time was right and I could tell something about this community, its faces, the Hindu rituals, festivals and the workforce that still today gives enrichment to my city.
What personally I gained was find an imaginary bridge to a place full of smells, sounds and sensations different from my usual dimension of life. What I visually propose, are some of the most significant or exciting moments, taken from a research work and presence in the community which lasted a year, that show how important is the rapprochement between peoples.
One day a friend said talking about his young son just passed away in a sad incident: “(…) is dead, it’s all over, the bridge collapsed, my bridge!”. These words I will never forget and will always remain as a warning of how much there is between parents and children, much more than what you do not see on the surface, something that goes beyond the “simple” household. A passing of the torch that is happened for thousands of years, and if it is abruptly interrupted destroys bridges.

Fotografie e testo introduttivo ©Valerio Bellone
Anno – 2013 / 2014

Questo lavoro è dedicato a Melvin Bitrayya.

Sin da piccolo ho avuto un’irresistibile curiosità per tutto ciò che era diverso da me. Crescendo mi sono reso conto di quanto fosse arricchente il confronto con popoli figli di culture altre. Per questo sono un viaggiatore osservatore ancora prima di essere un fotografo.
Per svariati motivi familiari e amicali in passato mi era capitato di entrare in contatto con la comunità mauriziana della mia città natia, Palermo. Ma per molto tempo ebbi una sorta di pudore fotografico nei confronti di questa comunità che ad oggi conta circa 3300 persone. Ma come ogni osservatore interessato più al racconto che alla caccia fotografica, ad un certo momento sentii che i tempi erano maturi e potevo raccontare almeno qualcosa di questa comunità e dei suoi volti, i riti induisti, le feste e la forza lavoro che tutt’oggi dona arricchimento alla mia città.
Quel che ne ho guadagnato personalmente è stato trovare un ponte immaginario verso un luogo intriso di odori, suoni e sensazioni diverse dalla mia dimensione abituale di vita. Quel che propongo visivamente sono alcuni scatti tratti da un lavoro di ricerca e presenza nella comunità durato un anno, che avvalora, attraverso alcuni momenti per me significativi o emozionanti, quanto sia importante l’avvicinamento tra popoli.
Un giorno un amico mauriziano disse del giovane figlio appena venuto a mancare in un triste incidente: “(…) è morto, è finito tutto, è crollato il ponte, il mio ponte!”. Queste parole non le dimenticherò mai e rimarranno sempre a monito di quanto ci sia tra genitori e figli, molto più di quel che non si veda in apparenza, qualcosa che va oltre il “semplice” nucleo familiare. Un passaggio di testimone che avviene da migliaia di anni e se viene bruscamente interrotto fa crollare ponti.

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