MUAY THAI

Photos and text ©Valerio Bellone
Year – 2012

If once, even the King of Thailand wanted to learn the thai boxe, formerly known as Muay Thai, and practice served to elevate their rank, today this ancient martial art has a very different social position.
Losing the traditional method of training, Muay Thai has become a combat sport, left to the poorer social classes.
Children physically stronger about 9 years old, or when they reach a weight of 30, 35 kg, are assigned to training camps. In these places they often live and work 6 days a week for 8 hours a day.
For these small fighters, what for Westerners is a sport in which you can hit the opponent with fists, shins, elbows and knees, it is not a entertainment and there is no day of rest. For them is not a hobby, but a hard and tiring job. They do it to have the ability to send money to their families and their coaches are under costant pressure of managers who invest money, eager to send these young people into the ring.
Within a few years the thai boxer, regardless of whether more or less ready, find themselves fighting for the happiness of bettors, who are the real reason for the existence of the Thai boxe in Thailand.
The path to a Thai boxer ends around 25 years, because after a long period of physical stress they often have many psychological and motors problems.
At the end of this hard career these fighters have not accumulated any glory or wealth. When these professional warriors stop fighting, only those who have been most successful, have enough money to start a small itinerant business.
However, over the last twenty years, thanks to the interest of the West to the sport, many Thai boxer started a new life as a preparatory athletic trainers, and within few years they have opened successful gyms in big cities like Bangkok or Chiang Mai.

Fotografie e testo introduttivo ©Valerio Bellone
Anno – 2012

Se un tempo, anche i Re della Thailandia imparavano la thai boxe, precedentemente conosciuta come Muay Thai, e la pratica serviva a elevare il proprio rango, oggi questa antica arte marziale ha una posizione sociale ben diversa.
Perdendo il metodo di allenamento tradizionale, la Muay Thai è diventata uno sport da combattimento lasciato alle classi sociali più povere.
I bambini fisicamente più prestanti a circa 9 anni, o quando raggiungono un peso di 30, 35 kg, sono affidati a dei campi di addestramento. In questi luoghi spesso vivono e lavorano 6 giorni a settimana per 8 ore al giorno.
Per questi piccoli combattenti, quello che per gli occidentali è uno sport, nel quale si può colpire l’avversario con pugni, stinchi, gomiti e ginocchia, non è un momento ludico ricreativo e non esiste giorno di riposo.
Per i ragazzi della Muay Thai questo non è un hobby, ma un lavoro duro e faticoso. Lo fanno per avere la possibilità di inviare denaro alle proprie famiglie e i loro allenatori sono sotto la costante pressione di manager che investono denaro, bramosi di mandare i giovani sul ring. Nel giro di pochi anni i thai boxer, indipendentemente se più o meno portati, si ritrovano a combattere per la soddisfazione degli scommettitori, che sono il vero motivo dell’esistenza della thai boxe in Thailandia.
Il percorso di un pugile thailandese finisce intorno ai 25 anni, perché dopo un lungo periodo di stress fisico molti presentano problemi psicologici e motori.
Alla fine di questa dura carriera questi combattenti non hanno accumulato alcuna gloria o ricchezza. Quando questi guerrieri professionisti smettono di combattere, solo quelli che hanno avuto maggior successo, hanno abbastanza soldi per avviare una piccola attività ambulante.
Tuttavia, nel corso degli ultimi venti anni, grazie all’interesse degli occidentali verso questo sport, molti ex thai boxer hanno iniziato una nuova vita come preparatori atletici e nel giro di pochi anni sono riusciti ad aprire palestre di successo in grandi città come Bangkok o Chiang Mai.

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