Karen Village (2012)

La storia

A partire dagli anni ’80 alcune famiglie delle tribù Kayah/Padaung di etnia Karen, conosciute per le donne dal “collo lungo” o “donne giraffa”, in seguito alla guerra scoppiata con il regime militare birmano (nell’attuale Myanmar), si rifugiarono nella vicina provincia di Mae Hong Son, nella Thailandia nord occidentale, in prossimità del confine. Una decisione molto sofferta, resa necessaria dalle violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime militare birmano.
Un dei vari gruppi accolti dal governo thailandese, fu trasferito in un campo profughi, divenuto in seguito il Karen Village.

Una volta che i rifugiati arrivarono in Thailandia, l’antica usanza degli anelli al collo – creata in tempi anctichi come difesa dalle tigri e diventata con il passare del tempo costume delle tribù Kayan/Padaung -, divenne per i gestori del campo un modo per lucrare grazie ai turisti.
Al tempo delle mie fotografie nel 2012 si pagava un ingresso al campo di 400 baht (circa 11 Euro). Nel campo i ruoli erano divisi tra donne che creavano sciarpe con i telai a mano e gli uomini che andavano a coltivare nei campi.

Con la perdita della propria terra madre e delle tradizioni originali, la ricerca di una nuova identità da parte delle ragazze più giovani era frenata da chi guadagnava su un’usanza che ormai aveva perso qualsiasi senso originale.
In 30 anni questo gruppo di famiglie passo dalla condizione di profughi a quella di “schiavi” del turismo. Una dimensione familiare a metà strada tra tradizione forzata e voglia di cambiamento, in attesa di una definitiva libertà.

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